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Zoo in crisi: «Potremmo essere costretti a uccidere gli animali e darli in pasto agli altri per sfamarli»

Aprile 15, 2020 0 Di fiorbatt

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«Speriamo di no, sarebbe la nostra ultima risorsa». Senza visitatori e aiuti: perdite di 500 mila euro a settimana per uno zoo di medie dimensioni

«Abbiamo già fatto una lista degli animali che saremmo costretti a uccidere per primi». L’annuncio shock, pubblicato da Die Welt, è di Verena Kaspari, direttrice dello zoo di Neumünster, cittadina tedesca di 80 mila abitanti a circa 70 chilometri a nord di Amburgo. Gli zoo della Germania sono chiusi per il Covid-19, non hanno visitatori e aiuti e quelli messi peggio stanno pensando di uccidere alcuni animali per darli in pasto agli altri.

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Ultima risorsa

«Sarebbe una soluzione molto spiacevole, la nostra ultima risorsa», ha proseguito Kasperi, «ma anche questa non risolverebbe la nostra situazione finanziaria». Lo zoo di Neumünster appartiene a una fondazione privata che non entra a far parte degli aiuti di emergenza statali per le piccole e medie imprese. La mancanza di visitatori, specialmente durante i giorni di Pasqua, ha causato una perdita stimata in 175 mila euro solo in primavera. «I pinguini e le foche mangiano una gran quantità di pesce fresco tutti i giorni», dice. «Se arrivassimo al punto di non ritorno, piuttosto che farli morire di fame sarebbe meglio sopprimerli, almeno potremmo dar da mangiare agli altri».

Forti perdite

La situazione dello zoo di Neumünster non è l’unica in Germania. I vari giardini zoologici hanno chiesto aiuto al governo per un totale di 100 milioni di euro secondo l’agenzia Dpa. L’associazione che li riunisce (Vdz) spiega che agli animali va dato da mangiare e vanno curati ogni giorno, anche se gli zoo sono chiusi. Inoltre gli animali che vivono in ambienti tropicali vanno tenuti a temperatura di almeno 20 gradi, il che comporta altre spese per il riscaldamento. Secondo Jörg Junhold, segretario della Vdz, le perdite di uno zoo medio tedesco sommano a 500 mila euro a settimana. 

Negli altri zoo

La crisi degli zoo dovuta al coronavirus non interessa solo la Germania. Lo zoo di Vienna dal 1° aprile ha messo in licenza per tre mesi il 70% dei suoi 230 dipendenti, che vengono coperti con l’equivalente austriaco della cassa integrazione (Kurzarbeit). Philine Hachmeister, portavoce dello zoo di Berlino, afferma che certi animali stanno subendo anche i contraccolpi psicologici della chiusura: «Le scimmie amano molto le attenzioni e il contatto dei visitatori. Anche foche e pappagalli si divertono molto con la gente: ora per loro è davvero noioso». Allo zoo di Mosca se ne sono accorti con i due panda: «Sono molto più interessati di prima a tutti coloro che passano davanti alla loro gabbia».